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Nuovi studi contraddicono il Consiglio Superiore della Sanità sulla pillola abortiva Intervista a Renzo Puccetti, membro del Comitato Scienza e Vita
ROMA, venerdì, 6 gennaio 2006 [ZENIT.org].- Il 19 dicembre scorso il Consiglio Superiore della Sanità ha dato il via libera all’utilizzo della Ru486, pur predisponendo una serie di misure di cautela.
In base alla richiesta del Ministro della Sanità, Francesco Storace, l’ospedale dovrà garantire il ricovero effettivo e non in day hospital e soprattutto che la gestante sia ampiamente informata sulle possibili complicazioni del trattamento chimico a cui verrà sottoposta. In particolare, verranno distribuiti alcuni documenti informativi con le avvertenze elencate dalla Food and Drug Administration.
In merito ai rischi presentati dall’utilizzo della Ru486, il Consiglio Superiore di Sanità ha ritenuto limitato il pericolo di infezione che potrebbe derivare dal farmaco e non ha considerato un dato significativo la morte di quattro donne che in America si erano sottoposte a questa terapia, perché avvenuta su 2.400.000 aborti chimici.
Il parere del Consiglio Superiore della Sanità ha riacceso la discussione sui rischi e sull’opportunità dell’utilizzo della pillola abortiva Ru486.
Per comprendere le implicazioni del parere espresso dal Consiglio Superiore della Sanità e per conoscere i rischi paventati da nuovi studi condotti sulla Ru486, ZENIT ha intervistato il dottor Renzo Puccetti, Specialista in Medicina Interna e membro del Comitato Scienza e Vita di Pisa.
Cosa pensa del parere sulla Ru486 espresso dal Consiglio Superiore della Sanità?
Puccetti: La posizione espressa dal Consiglio Superiore di Sanità sulla Ru486 ribadisce alcuni punti fermi. L’aborto deve avvenire in regime di ricovero ospedaliero e l’importazione della pillola abortiva può essere fatta solo in casi eccezionali. Il termine dei tre giorni di ricovero è peraltro arbitrario e per alcune donne può risultare insufficiente. Ricordo che il rispetto della legge 194 impone di praticare l’aborto in ospedale o in strutture idonee e specificate. Dimettere al terzo giorno la donna significa far sì che l’espulsione del prodotto del concepimento, una delle fasi più critiche della procedura, si verifichi fuori dalle strutture previste dalla legge nell’8,2-8,6% dei casi, tante sono le donne che espellono l’embrione morto dopo il terzo giorno.
Il giudizio, inoltre, che l’organo consultivo ha dato del rischio connesso all’aborto farmacologico è davvero difficilmente condivisibile. Stando alle agenzie, per gli esperti del Ministero il rischio con la pillola abortiva è limitato. La verità è che non esiste un solo studio in letteratura che abbia mostrato né una riduzione di mortalità, né una riduzione degli effetti collaterali fisici o psicologici per la donna con l’aborto farmacologico. Anzi, i dati sono tutti orientati in senso contrario [Zou Y et al. Chinese Cochrane Center. Zhonghua Fu Chan Ke Za Zhi 2004 Jan;39[1]:39-42.]. A parità di età gestazionale, la mortalità con la Ru486 è 10 volte maggiore rispetto all’intervento, lo mostra chiaramente un editoriale del New England Journal of Medicine di Dicembre [Green MF. New Engl J Med. Fatal infections associated with mifepristone-induced abortion 353[22]: 2317-2318, 2005]. In una tale prospettiva l’aborto farmacologico ha senso solo in presenza di rilevanti controindicazioni alla procedura chirurgica, appunto in casi eccezionali, come d’altra parte ha stabilito il Consiglio Superiore di Sanità. Bisogna comunque sempre considerare che la gravidanza non è una patologia da curare e l’aborto non è una terapia. Qualsiasi incremento di rischio è doppiamente immorale, perché la soppressione del bambino non porta ad alcun beneficio nemmeno per la madre, come gli studi più recenti stanno mettendo in luce con sempre maggior chiarezza.
Ci sono nuovi studi sui rischi della pillola abortiva Ru 486? E quali sono i pericoli che paventano?
Puccetti: La lettura degli studi clinici circa la pillola abortiva Ru486 diventa sempre più sconfortante. Le ultime novità derivano dall’edizione elettronica della rivista Annals of Parmacotherapy [Gary MM, Harrison DJ. Analysis of Severe Adverse Events Related to the Use of Mifepristone as an Abortifacient [February] Ann Pharmacother. 2005 Dec 27; [Epub ahead of print]] in cui due ricercatrici americane, Margaret M. Gary e Donna J. Harrison, hanno vagliato tutti gli effetti collaterali del mifepristone [il nome di uno dei componenti del cocktail abortivo] segnalati in quattro anni alla FDA, l’ente americano di controllo dei farmaci. I numeri sono i seguenti: 237 emorragie, di cui una mortale. Le perdite di sangue sono state di tale entità da mettere a rischio la vita della donna in 42 casi e 168 donne sono state classificate come “casi seri”. In 68 pazienti è stato necessario effettuare una trasfusione. Le infezioni sono state 66 tra cui 7 casi di shock settico esitati per 3 donne con la morte [le altre quattro donne che si sono salvate hanno corso il pericolo di morire]. In 513 donne si è comunque dovuto ricorrere al bisturi. 235 di questi interventi sono stati effettuati in urgenza, in 17 casi si trattava di una gravidanza ectopica che aveva determinato la rottura tubarica in 11 donne. Quando le gravidanze sono state portate a termine per il fallimento della pillola abortiva, nel 23% dei bambini si sono verificate serie malformazioni. È da rimarcare che gli effetti collaterali riferiti dall’FDA sono comunemente solo la punta dell’iceberg. Non essendo il medico obbligato a segnalarli, si stima che il 90% degli eventi avversi non vengano riportati all’agenzia [http://www.dhs.ca.gov/director/owh/owh_main/pubs_events/news_articles/repro/abortion_pill.pdf]. Un altro studio pubblicato a dicembre sulla rivista General Hospital Psychiatry da ricercatori israeliani [Lowenstein L, Deutcsh M, Gruberg R, Solt I, Yagil Y, Nevo O, Bloch M. Psychological distress symptoms in women undergoing medical vs. surgical termination of pregnancy. Gen Hosp Psychiatry. 2006 Jan-Feb;28[1]:43-7.] mostra che le donne che scelgono l’aborto farmacologico prima della procedura soffrono di sintomi ossessivo-compulsivi, ideazione paranoide e hanno sintomi psichiatrici in misura statisticamente superiore rispetto a quelle che abortiscono chirurgicamente. In sostanza l’aborto farmacologico è tutt’altro che “dolce”, e le mamme reclamerebbero ben altri interventi di supporto che non una pillola che uccide il loro bambino e qualche volta loro stesse. ZI06010611
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