Dall’atomo primitivo alla nascita e dall’esplosione vitale alla vita del feto.
L’embrione è qualcosa o qualcuno? Prima di rispondere leggete qui
Francesco Agnoli - © IL FOGLIO - 21 dicembre 2007
'L'atomo primitivo' della Genesi. Nel XII secolo un vescovo francescano di nome Roberto Grossatesta, studiando attentamente il libro della Genesi e quello della natura, ipotizzò che l'universo intero fosse nato da un minuscolo puntino di luce-energia creato da Dio e destinato a espandersi immensamente sino a dar vita a un cosmo incredibilmente grande, ordinato e complesso.
Probabilmente, se non fosse stato un vescovo, un grande studioso della luce, degli specchi e dell'arcobaleno, e non avesse avuto un certo ruolo nella costruzione dei primi occhiali da vista, qualcuno avrebbe potuto accusarlo di essere un po' matto. Come? L'incredibile molteplicità delle forme viventi, il mondo minerale, vegetale, animale, ognuno così complesso al suo interno, tutto da un miserabile puntino indistinto? L'immensamente grande dall'incredibilmente piccolo? Eppure parecchi secoli dopo, nel Novecento, un altro sacerdote, un filosofo tomista, l'abate Lemaître, avrebbe sostenuto la nascita dell'universo da un singolo 'atomo primitivo', dando vita alla teoria che verrà detta del 'Big Bang', ancor oggi ritenuta, da molti, assai attendibile.
Del resto già Galileo Galilei aveva puntato il cannocchiale verso i cieli immensi, facendo notevolissime scoperte; ma aveva anche spiegato l'importanza di guardare ciò che è piccolo, costruendo il cosiddetto 'occhialino', l'antenato del moderno microscopio. Ebbene il parallelo tra l'universo fisico e l'uomo si impone spontaneamente. Per i medievali infatti l'uomo è un microcosmo, analogo, per molti aspetti, al macrocosmo: è, idealmente, il centro del mondo, in quanto 'luogo'in cui la vita acquista autocoscienza, consapevolezza, spirito e pensiero. Anche l'uomo, al pari del creato intero, nasce per così dire da una stupenda 'esplosione', da un Big Bang, semplicissimo e complessissimo a un tempo. L'unione di due persone che si amano, uomo e donna, genera infatti una creatura nuova, che eredita parte del patrimonio genetico del padre e parte della madre, costituendo però un nuovo individuo, assolutamente unico, originale e irripetibile. C'è già, in questo rapporto, una 'esplosione', che ben esprime quel mistero grande che si intravede dietro l'amore: la sua capacità di creare. L'amore, infatti, dicevano sempre i filosofi medievali, è 'diffusivo di se stesso': tende a irradiarsi come la luce del sole, che si diffonde ovunque, velocissima, penetrando e vivificando, donando i colori, scaldando e facendo crescere.
L'embrione umano: qualcosa o qualcuno? Ma l'esplosione non è solo, per così dire,